MM
Discarica abusiva in località S. Salvatore a Chieti.
E meno male che hanno pulito!! Domenica scorsa qui c'era una enorme quantità di rifiuti, per lo più ingombranti, accatastati alla meno peggio in questo spazio. La zona è San Salvatore, lungo la fondovalle. Ieri la situazione era questa:

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MM
Ricercatore della NASA sviluppa un sensore chimico per iPhone
Fonti: GRIN Ar&T - Melablog

Jing Li, ricercatore in fisica presso il prestigioso Ames Research Center di NASA in California, ha realizzato un dispositivo capace di analizzare la composizione chimica dell’aria.
La particolarità di tale dispositivo è la sua compattezza: è stato pensato per essere integrato nei comuni telefoni cellulari. Il prototipo è provvisto di ben 16 nano-sensori capaci di analizzare il contenuto dell’aria e calcolare le percentuali di ammoniaca, cloro, gas metano etc.
Il chip è in grado di collezionare e poi veicolare i dati ottenuti attraverso la rete telefonica tradizionale oppure attraverso la tecnologia wi-fi. L’impiego auspicato per tale dispositivo è quello di massa: una forte integrazione nei cellulari potrebbe convogliare grandi quantità di dati a centri di ricerca, che li elaborerebbero a fini scientifici.
Con quale probabilità l’auspicio possa avverarsi, è opinabile, tuttavia è curioso il fatto che un ricercatore NASA abbia scelto di realizzare il suo prototipo, proprio sul telefono Apple.
[Via NASA.gov]


Con uno strumento come questo, in occasione degli ormai famosi incendi di Chieti Scalo, avremmo avuto sicuramente più certezze sugli inquinanti emessi e respirati.
La tecnologia a quanto pare c'è, speriamo venga messa in pratica.
A Chieti Scalo comitati e cittadini si stanno battendo da anni per avere un monitoraggio dell'aria. Sul sito dell'Arta Abruzzo sono evidenziate le centraline attive sul territorio.
Peccato che i dati siano fermi al 9 settembre 2008 e che Chieti non compaia nell'elenco delle centraline monitorizzate costantemente.
Peccato anche che nella relazione delle attività per il 2008 non ci siano dati relativi al monitoraggio dell'aria (tabella 5.2 pag. 36).
Anche per il moniraggio sull'amianto non stiamo messi meglio: a pag. 32 la tab. 3.12 evidenzia come ci siano valori "0" per campioni analizzati e determinazioni analitiche. Vedremo se nel resoconto 2009 le cose andranno meglio o peggio...
Intanto aspettiamo che prototipi come questo vengano messi in produzione.
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MM
Noi facciamo domande, loro non ci danno risposte.
E poi.... il silenzio.
Lo sfinimento. Questa la "tecnica" per mettere tutto e tutti a tacere, per far sì che anche i lettori dicano "ma che p.... sta storia!" quando leggono e rileggono le stesse medesime cose.
Noi siamo stanchi di scrivere, di gridare, di manifestare il nostro dissenso di fronte a quella politica che potrebbe "fare" ma che preferisce non sentire.
Troppi sono i problemi ambientali della nostra città, troppi quelli della regione, troppi quelli dell'intero paese. Ma è dal singolo che bisogna ripartire, dall'imparare il rispetto per se stessi e per il nostro prossimo. Questo forse chi "comanda" l'ha dimenticato...
Perdonatemi questa premessa, ora passo al "dunque".
Noi di chietiscalo.it ci stiamo battendo per un nostro diritto, quello alla salute. E anche quello all'informazione, ma entrambi vengono un po' messi da parte, vuoi per interessi economici, vuoi per trascuratezza, vuoi per incoscienza.
Abbiamo presentato un esposto sui lavori di smantellamento dell'amianto nella ex-Burgo, spaventati dalla comprovata pericolosità di questo materiale. Sono usciti alcuni articoli sui giornali, il Sindaco si è espresso a nostro favore. Purtroppo però mancano i fatti. Mancano le carte, mancano le risposte.
Oggi leggo sui giornali articoli che inneggiano agli accordi per il progetto In.Te., che nascerà dalle ceneri della Burgo.
Tutto bene. Tutto bene per gli operai, tutto bene per il lavoro, tutto bene per la riqualificazione. Tutto bene.
E l'amianto? E le bonifiche ambientali? Boh, chi lo sa!
Ci hanno detto che era tutto a posto, che tutto si sta facendo "a regola d'arte", ma il "piano di lavoro" non si trova, dei risultati dei controlli sulla dispersione di amianto non se ne vede l'ombra.
Nel frattempo i lavori vanno avanti, e sono tutti contenti.
Leggo, sull'articolo de Il Centro del 14/11/09:
"Le aziende disposte ad assorbire il maggior numero di lavoratori sono quelle che daranno vita alla cittadella dell'energia rinnovabile. -Stiamo parlando della cooperativa Area che recuperererà gli imballaggi di legno, plastica e ferro e carta assicurando, poi, una distribuzione differenziata - dice Marrone della Cisl - e della Tecnofin che dovrebbe produrre energia a certificazione verde con materiali di risulta."
"Ma bisogna fare in fretta. Servono, in particolare, autorizzazioni, permessi e coordinamento tra le varie attività, burocratiche e non, da portare a termine prima dell'inaugurazione del nuovo corso della vecchia cartiera".
E ancora:
"Sarà minore l'impatto ambientale del nuovo insediamento rispetto al passato considerando che prima la cartiera aveva una caldaia a gas mentre il progetto In.Te. prevede la produzione di energia a certificazione verde con materiali di risulta."
Paura.
Paura per i controlli che non si fanno o non si sanno, paura per la futura demolizione della Burgo, paura per questa famigerata "produzione di energia a certificazione verde" che mi sa tanto di inceneritore...
Paura per la trascuratezza di tutto e di tutti verso i temi ambientali, paura per questi ignobili trucchetti di mimetizzare con le energie rinnovabili l'incenerimento, che non ha nulla a che fare con l'ecologia...
Ormai chiamano "biomasse" tutte le schifezze bruciabili... Emissioni ed inquinamento non contano...
Ma bisogna "fare in fretta" per gli operai che hanno perso il lavoro, per la "riqualificazione" di un territorio già devastato da tanti punti di vista...
E' questa la riqualificazione?
Chieti Scalo ha una situazione di inquinamento ambientale a dir poco spaventosa. L'ordinanza di divieto d'uso dei pozzi e di coltivazione, le vecchie discariche interrate risalenti agli anni 60, i residui di lavorazione delle industrie sparsi qua e là sul territorio. Situazioni che aspettano le bonifiche, intralciate dalla infinita burocrazia. Ma a Chieti Scalo hanno costruito il grande Villaggio del Mediterraneo, a Chieti Scalo vogliono "riqualificare" la zona industriale, a Chieti Scalo, con il progetto PRUSST, vogliono continuare a costruire grandi insediamenti commerciali (quest'ultimo a ridosso del fiume Pescara, vicino Megalò. La richiesta di V.I.A. era già stata negata dalla Regione). Cemento, cemento ed ancora cemento su un'area già tanto martoriata...
In questi tempi di crisi, il lavoro non c'è, i soldi non ci sono, che ce ne facciamo di un altro centro commerciale se non abbiamo soldi da spenderci?
I locali del Centauro sono quasi vuoti, così come quelli della Conad della Colonnetta, quelli di Mall, e chissà quanti altri. I negozi chiudono perchè non riescono a vendere. Apriamo un altro centro commerciale?
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MM

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MM
L'inchiesta del TG1 sui veleni in Italia.
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-49fe1052-f31e-406b-aee7-d520585f2551.html
La prima parte è sull'Amianto. L'articolo di oggi sulla Ex-Burgo: tutto tace.
Poi petrolchimico...
Qui in Abruzzo vorrebbero costruire un "nuovo" petrolchimico (Centro Oli Ortona). Petizioni su petizioni di cittadini non contano.. A dicembre scade la moratoria: cosa vogliamo fare?
Purtroppo anche qui abbiamo tante, troppe emergenze ambientali...
Cosa stiamo aspettando per bonificare???
E quando la smettiamo di distruggere il nostro ambiente???
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MM
06/11/2009
Legambiente presenta il rapporto sullo stato del risanamento dei siti inquinati da amianto in Italia

“Emergenza nazionale. Urgente spostare la gestione dell’iter delle bonifiche dal Ministero agli Enti locali e istituire il fondo nazionale per i siti orfani”

75mila ettari di territorio contaminato da fibre di amianto che, in attesa della bonifica dei siti, continuano a mettere a rischio la salute dei cittadini. Anni e anni di battaglie sostenute da associazioni, comitati, sindacati per mettere in sicurezza il territorio e riconoscere i diritti delle famiglie dei lavoratori danneggiati - e in molti casi, purtroppo, uccisi – dalla sostanza estratta, lavorata, smaltita, abbandonata. Oltre 9mila casi di mesotelioma pleurico, il tumore dell’apparato respiratorio strettamente connesso all’inalazione della fibra di amianto riscontrati in Italia dal 1993 al 2004, con una esposizione che nel 70% dei casi è stata di tipo professionale.

Questi, in estrema sintesi, i temi di Liberi dall’amianto, il dossier di Legambiente presentato a Torino, nel corso della seconda conferenza nazionale non governativa “Amianto e giustizia”, promossa da un vasto cartello di associazioni tra cui AIEA (associazione italiana esposti amianto), Legambiente, Medicina Democratica nazionale e Isde (Medici per l’Ambiente), alla quale hanno aderito anche le sigle sindacali CISL, FIM CISL, CUB, COBAS, CGIL, FISMIC, FIOM CGIL.

L’amianto in Italia è presente in molte zone e in varie forme: da quello naturale che emerge in superficie e giace all’aria aperta nelle miniere abbandonate da almeno vent’anni, a quello grezzo contenuto in sacchi malamente stoccati nei magazzini o nei piazzali degli stabilimenti produttivi, fino a quello miscelato con il cemento nella classica ondulina dei tetti e nelle tamponature degli edifici industriali o domestici degli anni ’70 e ’80 presente diffusamente in tutta Italia.

Ma i numeri eccezionali dei casi di mesotelioma alla pleura si spiegano anche con il record non invidiabile della produzione di amianto che deteneva l’Italia fino al 1992, di secondo produttore europeo con oltre 3,7milioni di tonnellate di amianto grezzo estratto, prodotto e commercializzato in tutto il Paese, con alcune situazioni eccezionali. Come il caso del milione di metri quadrati utilizzati nelle coperture di edifici privati di Casale Monferrato (Al), ai 45milioni di m3 di pietrisco di scarto contaminato utilizzato per il rimodellamento dei versanti e delle valli circostanti la miniera di Balangero (To), passando per i 90mila m3 di fibra contenuti nello stabilimento produttivo di cemento amianto nella città di Bari, fino ad arrivare ai 40mila big bags con rifiuti d’amianto prodotti fino ad oggi nella bonifica di Bagnoli a Napoli.

Numeri da vera e propria emergenza nazionale, che indicano con chiarezza i rischi per una parte dei cittadini nel nostro Paese, che vivono in quei 75mila ettari di territorio interessati dalla presenza dell’amianto e inseriti nel Programma nazionale di bonifica del Ministero dell’ambiente. Ci sono ampie porzioni di province come quella di Alessandria - con Casale Monferrato e 47 comuni limitrofi costruiti con l’amianto -, città come Napoli (a Bagnoli) e Siracusa caratterizzate dalla presenza di stabilimenti di produzione di cemento amianto nelle loro zone industriali, comuni come Bari e Broni (Pv) che ancora oggi ospitano nel centro abitato importanti siti produttivi dismessi che lavoravano la fibra killer, fino ad arrivare alle miniere di Balangero (To), la più grande d’Europa, ed Emarese (Ao) da dove veniva estratto il minerale prima della lavorazione nelle cementerie italiane e non solo.

“Nonostante l’urgenza sanitaria - ha dichiarato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente – le bonifiche vanno a rilento, grazie anche all’inefficiente gestione da parte del Ministero dell’ambiente delle conferenze dei servizi per la valutazione eautorizzazione dei piani e dei progetti per la bonifica. Bisogna spostare la gestione dell’iter in ambito locale, presso le Regioni o i Comuni, assicurando al Ministero e agli enti tecnici nazionali il compito di supportare, verificare e indirizzare il procedimento, garantendo ai cittadini trasparenza e disponibilità delle informazioni sullo stato di avanzamento del risanamento ambientale”.

Sono almeno 2mila all’anno le morti causate dall’esposizione all’amianto nel nostro Paese: circa 900 per mesotelioma pleurico, altrettanti per il tumore ai polmoni, il resto per il tumore alla laringe e alle ovaie. Ma altre fonti parlano addirittura di 3-4mila decessi all’anno.

I settori lavorativi che più hanno esposto i lavoratori all’amianto sono stati l’edilizia, i cantieri navali e ferroviari, l’industria pesante (metalmeccanica e metallurgica) e ovviamente quella del cemento amianto.

Tutti questi dati purtroppo sono destinati a crescere alla luce del periodo di latenza della malattia. Gli epidemiologi prevedono infatti un aumento delle malattie in individui in precedenza esposti nell’ambiente professionale ma anche domestico, in alcune decine di migliaia di casi nei prossimi anni.

E proprio per l’elevato numero di persone coinvolte e per la gravità della situazione sanitaria, la questione amianto è finita nelle aule di tribunale. Nell’aprile 2009 si è finalmente aperto, a Torino, il processo a carico dei responsabili della società Eternit S.p.A., gestore degli stabilimenti di Cavagnolo (To), Casale Monferrato (Al), Bagnoli (Na) e Rubiera (Re), per i danni prodotti alla salute degli operai nelle lavorazioni da amianto, ritenuta responsabile della morte e della malattia di migliaia di persone. Contro i due proprietari della Eternit - lo svizzero Schmidheiny e il barone belga De Cartier De Marchienne - imputati di omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro e disastro colposo, si sono costituiti Parte civile in tantissimi tra famigliari, comitati e associazioni, Legambiente in primis. A fine luglio c’è stato il rinvio a giudizio dei due imputati nel processo che partirà nel capoluogo piemontese il prossimo 10 dicembre. Ma ci sono anche la Fibronit e la Sacelit tra le aziende protagoniste di queste lavorazioni, i cui stabilimenti produttivi sono oggetto di interventi di bonifica, presi in esame nel dossier di Legambiente, realizzato con non poche difficoltà, per la collaborazione solo parziale del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.

Nello specifico, questo lo stato attuale delle bonifiche: a Casale Monferrato, dove negli anni ’70 lo stabilimento Eternit produceva il 40% del totale nazionale di cemento amianto, dal 1998 (data di entrata nel Programma nazionale del Ministero), sono state portate a termine le bonifiche dello stabilimento e della sponda destra del fiume Po (sono state risanate 54mila m2 di superfici e 6.500 m2 di spiaggia inquinata con lo smaltimento totale di 28.500 m3 di materiale contaminato), di 125mila m2 di coperture di edifici pubblici, di 420mila m2 di coperture private (su un totale di 1 milione) e di 60 aree tra sottotetti e cortili contaminati da polverino d’amianto per una superficie interessata di 18.500 m2.

Nello stabilimento Eternit di Bagnoli invece, nei 20 ettari risultati contaminati dall’amianto, dopo la rimozione di oltre 25mila tonnellate di materiali inquinati mediante 40mila big bags, la bonifica è arrivata al 40-45% dell’ultimo lotto dei lavori preventivati e la conclusione definitiva è prevista per i primi mesi del 2010.

Qualche passo in avanti, anche se solo negli interventi di messa in sicurezza, c’è stato anche sull’impianto Fibronit di Bari e su quello Eternit di Siracusa.

Nello stabilimento del capoluogo barese sono stati completati la caratterizzazione dell’area e gli interventi di messa in sicurezza d’emergenza; è stato approvato con prescrizioni il progetto preliminare per la realizzazione del parco pubblico a cura del Comune e si è in attesa del progetto definitivo.

Nel sito siracusano invece sono stati eseguiti gli interventi d’emergenza sullo stabilimento, sulla scogliera e sull’area a mare con la rimozione e lo smaltimento di circa 12.500 tonnellate di materiali contaminati da amianto, per una spesa complessiva di circa 24,5milioni di euro.

Per quanto concerne invece i restanti siti di interesse nazionale, continuano gli imperdonabili ritardi sugli interventi di messa in sicurezza d’emergenza, sulle caratterizzazioni e sui progetti preliminari e definitivi di bonifica. È il caso di Broni, in provincia di Pavia, nel Programma nazionale di bonifica dal 2002, dove a causa della mancanza di risorse economiche, sono stati eseguiti solo gli interventi di messa in sicurezza d’emergenza e il piano di caratterizzazione dell’area Fibronit, mentre queste operazioni preliminari non sono state completate nelle aree Ecored e Fibroservice. Ad oggi, il completamento della bonifica del sito, previsto inizialmente per il 2013, ha già subito un ritardo di almeno un anno rispetto al programma preventivato.

Sulla miniera di Emarese, in provincia di Aosta, sito nazionale dal 2001, sono stati realizzati solo gli interventi di messa in sicurezza di emergenza. Il piano di caratterizzazione è stato approvato nel 2005 mentre ad oggi risultano approvati il progetto preliminare di tutto il sito e il progetto definitivo del primo stralcio del cratere della cava. Nel frattempo sono sorti profondi dissensi tra il Ministero dell’ambiente e gli enti locali, che rischiano di spostare ulteriormente la data di completamento dei lavori di bonifica.

I ritardi non mancano neanche sulla bonifica della miniera di Balangero (To), classificato come uno dei 15 siti di interesse nazionale addirittura nel 1998. Qui sono stati realizzati solo alcuni interventi di messa in sicurezza d’emergenza sulle due discariche a cielo aperto, sulle vasche di decantazione e degli stabilimenti produttivi dove, a causa della frammentazione delle proprietà, il percorso di risanamento ambientale risulta ancora più difficoltoso.

“Bisogna trovare le risorse economiche per bonificare i “siti orfani” (gli stabilimenti produttivi di aziende fallite) attraverso la creazione di un Fondo nazionale sul modello del Superfund statunitense – ha concluso Ciafani - e mettere in campo una campagna informativa sui rischi derivanti dall’esposizione alle fibre di amianto dovuta al deterioramento e allo smaltimento illegale delle strutture in cemento-amianto dismesse. Non c’è tempo da perdere per fare giustizia, riconoscere i diritti delle vittime e delle loro famiglie, e evitare che tutto questo possa ripetersi ancora nel futuro”.
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MM

Non dimentichiamo...


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MM
Fonte: http://amiantocasale.blogspot.com/2009/11/torino-si-parla-damianto.html
Torino ospita, dal 6 all'8 novembre, la seconda conferenza nazionale sull'amianto, dal titolo "Amianto e giustizia".
Questo avviene a poco più di un mese dall'inizio, al tribunale di Torino, del più importante processo mai celebrato in Europa per casi di morte e malattie professionali causate dall'esposizione all'amianto.
Secondo gli organizzatori della conferenza "Servono, prima di tutto, le bonifiche ambientali, in sicurezza, prive di rischio per gli abitanti e i lavoratori".
Torino è lontana, ma l'amianto no...
L'esposto per lo smaltimento dell'amianto alla Ex-Burgo ha fatto parlare i giornali per qualche giorno, ma nonostante l'incontro dei cittadini firmatari con il Sindaco, avvenuto qualche giorno fa, a oggi tutto tace. Vogliamo dare al Sindaco il tempo per attivarsi, ma nel frattempo l'amianto viene smaltito e noi vogliamo delle risposte.
Era perfettamente a conoscenza del "problema amianto" ma ci ha rassicurato che tutto sta avvenendo "secondo legge". Ha scongiurato assolutamente l'ipotesi di approvare una eventuale demolizione con esplosivo della Ex-Burgo, evento che sarebbe sicuramente pericoloso anche a bonifica avvenuta.
Al Sindaco è stato chiesto di verificare se si è avviato il monitoraggio ambientale previsto dal DM 06.09.94 (Le norme relative agli strumenti necessari ai rilevamenti e alle analisi del rivestimento degli edifici, nonchè alla pianificazione e alla programmazione delle attività di rimozione e di fissaggio e le procedure da seguire nei diversi processi lavorativi di rimozione previste dall'art. 12, comma 2, della legge 27 marzo 1992, n. 257, nonchè le normative e metodologie tecniche per gli interventi di bonifica, ivi compresi quelli per rendere innocuo l'amianto, previste all'art. 6, comma 3, della legge medesima sono riportate nell'allegato al presente decreto: Normative e metodologie tecniche per la valutazione del rischio, il controllo, la manutenzione e la bonifica di materiali contenenti amianto presenti nelle strutture edilizie).
Al punto 11 del Decreto viene specificato:
11) Monitoraggio ambientale
Durante l'intervento di bonifica dovrà essere garantito a carico del committente dei
lavori un monitoraggio ambientale delle fibre aerodisperse nelle aree circostanti il
cantiere di bonifica al fine di individuare tempestivamente un'eventuale diffusione di
fibre di amianto nelle aree incontaminate.
Il monitoraggio deve essere eseguito quotidianamente dall'inizio delle operazioni di
disturbo dell'amianto fino alle pulizie finali. Devono essere controllate in particolare:
- le zone incontaminate in prossimità delle barriere di confinamento;
- l'uscita del tunnel di decontaminazione o il locale incontaminato dello spogliatoio.
Campionamenti sporadici vanno effettuati all'uscita degli estrattori, all'interno
dell'area di lavoro e durante la movimentazione dei rifiuti.
I risultati devono essere noti in tempo reale o, al massimo, entro le 24 ore
successive.

Dove sono i risultati di questi monitoraggi? Cosa stanno facendo all'interno del cantiere? Quando è prevista la demolizione? Come verrà effettuata?
Dalla stampa Merlino aveva dichiarato che avrebbe presentato il suo progetto di demolizione, e che se non fosse stato approvato avrebbe spostato la costruzione del suo progetto in altro luogo. Ho già espresso in altro articolo le mie perplessità su questa dichiarazione. Ora, però, tutto è tornato a tacere, e in questo silenzio assordante la paura torna a salire. "Tempi tecnici" e burocrazia fanno paura anche più dello stesso amianto, come paventato anche da Di Monte nel suo articolo.
Nel frattempo che le carte girano, l'amianto vola...
La situazione di inquinamento a Chieti Scalo è già tragica sotto tanti punti di vista, un abbattimento sconsiderato di una fabbrica piena di amianto qual'è la Ex-Burgo sarebbe soltanto la ciliegina sulla torta. Ma noi questa ciliegina non la vogliamo.
Al Sindaco chiediamo di muoversi, di farsi portavoce dei suoi cittadini, come rappresentante e responsabile della salute di tutti noi.
Alla Asl chiediamo di fare le opportune verifiche di sicurezza e di commissionare i controlli sul territorio, a prescindere da quelli che le ditte stesse di smaltimento devono effettuare.
I cittadini hanno diritto di essere tutelati da questo pericoloso materiale, che in fase di smaltimento e movimentazione può diventare, se non trattato con tutti gli accorgimenti del caso, un pericoloso killer.
Il tumore indotto dall'inalazione d'amianto, il mesotelioma, ha un tempo di latenza di circa 30 anni. Tra tutti questi anni chissà chi ancora si ricorderà della Ex-Burgo...
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MM
L’Unione Europea ha adottato il principio di precauzione che stabilisce: in un clima di incertezza sanitaria ed ambientale nessun Ente pubblico può deliberare la costruzione di impianti insalubri di cui, appunto, non si conoscano i rischi in assenza di certezze scientifiche. Per tutti quegli impianti già esistenti, invece, la letteratura medica internazionale fornisce precise indicazioni sui rischi sanitari ove siano stati costruiti impianti di incenerimento.

A Parma hanno deliberato la costruzione di un inceneritore. Qui in Abruzzo hanno dichiarato che la Regione è favorevole alla costruzione di inceneritori.
In questo articolo viene spiegato il perchè del NO agli inceneritori, con leggi e studi scientifici. Vi invito a leggerlo.
Ribelliamoci a queste fabbriche di morte.
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