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Non ho avuto tante possibilità di girare per Chieti, ma ho trovato comunque notizie attraverso il web.
Oggi mi sono imbattuta in questa:
"la nostra vita", pubblicata sul blog di EmergenzAmbienteAbruzzo
Fa vedere una delle tante crepe nelle palazzine Ater di Chieti Scalo, e pubblica l'esposto inviato da Francesco Stoppa.
La situazione a Chieti è sicuramente migliore di tante altre città, ma considerando che noi siamo fisicamente "lontani" dal sisma, certo non è delle migliori.
Ieri sono passata "sotto" una delle palazzine sgomberate a Chieti alta. La spaventosa crepa in uno dei pilastri portanti dell'edificio mi ha davvero colpita.
Il mio pensiero torna ai terremotati aquilani, che hanno perso tutto, ma va anche a coloro che anche qui non possono rientrare nelle proprie case.
La perdita della casa non è solo un fatto materiale. Si perdono le basi, le fondamenta del nostro essere. Si continua a parlare infatti, tra i terremotati e non solo, dei forti disagi psicologici che ogni giorno sono costretti a sopportare.
In questi giorni anche il tempo fa la sua parte, purtroppo, e gli sfollati sono costretti a vivere in una situazione allucinante. Si parla ancora del fatto che in molti luoghi non ci sono ancora le docce calde, si parla del freddo intenso, soprattutto di notte, che c'è in quei luoghi, della pioggia, delle tende allagate... ma si parla anche di ricostruzione, di andare avanti nella propria vita quotidiana.
Ogni giorno ci svegliamo dai nostri letti caldi con il pensiero rivolto a coloro che non hanno più un tetto sulla testa.
Ma voglio tornare alla situazione della nostra città, perchè sono arrabbiata, sono sconcertata dal fatto che un terremoto, qui sentito solo marginalmente, possa provocare tutti questi danni. Le crepe fanno paura, e le polemiche alimentano ancor di più le nostre perplessità.
I nostri figli sono tornati a scuola, ma ci raccontano delle crepe, piccole o grandi, nelle loro scuole. Ci dicono di non preoccuparci, ma questo è anche quello che dicevano a L'Aquila, e poi sappiamo cosa è successo.
Non voglio essere disfattista, ma ho paura.
Per avere meno paura vorrei tanto che ci sia più informazione, più trasparenza nelle comunicazioni "istituzionali".
Ci dicono che le nostre scuole sono sicure, ma l'unico documento che ho trovato è una paginetta scritta a penna e scannerizzata pubblicata sul sito del comune di Chieti. Dove sono i risultati dei controlli? Non siamo tutti ingegneri, ma vogliamo "toccare con mano" questi risultati. Vogliamo vederli, vogliamo poterli esaminare, non perchè non ci fidiamo, ma perchè vogliamo essere rassicurati da chi è più competente di noi.
Ci sono molti edifici che hanno piccole o grandi lesioni che stanno aspettando di essere visionati. I proprietari hanno paura per quelle crepe, ma hanno anche paura di essere costretti ad abbandonare la propria casa. Chi provvederà alle riparazioni, quando queste saranno possibili? E se i danni sono irreparabili? Chi dovrà pagare per la ricostruzione? Chi sta assistendo gli "sfollati" teatini? Non siamo compresi nei comuni terremotati, cosa sarà quindi di loro?
Tutte domande ancora senza risposta.
Sono passate già due settimane dal sisma: quanto dovremo ancora aspettare?
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