Vittorio Ramundi
Il Meetup di Chieti è costituito da un gruppo di cittadini che ha a cuore la vivibilità della propria città. Si è assunto il compito di assistere e relazionare sui Consigli Comunali e riportare le proprie considerazioni sul proprio blog (http://meetupchieti.blogspot.com) perchè possano essere alla portata di tutti gli iscritti e di chiunque voglia prenderne visione.
Nell'ambito di questo compito i componenti del Meetup, semplici cittadini che esercitano il proprio diritto di partecipazione alla vita amministrativa della città, relazionano non tanto sul “contenuto” delle deliberazioni, che presupporrebbe una competenza amministrativa non in loro possesso, ma quanto sull'aspetto generale del consiglio stesso, con la visione disinteressata e libera di un cittadino che “guarda” il nostro Consiglio Comunale al lavoro.
In tutte le sedute alle quali il Meetup ha partecipato ha potuto notare, purtroppo, una scarsa “educazione” all'interno dei locali comunali, e la prima domanda che si è posto è: quale esempio danno i nostri amministratori ai propri cittadini?
In più occasioni infatti ci sono state “discussioni” per quanto riguarda il chiasso in aula, il fumo passivo, la facoltà di documentare con strumenti audiovisivi ciò a cui si assiste.
Dopo notevoli insistenze e richieste siamo finalmente venuti in possesso dello Statuto Comunale e del relativo Regolamento, documenti che dovrebbero rispondere ad alcune delle domande che ci siamo posti.
Innanzitutto la questione della trasparenza. Il Consiglio Comunale è considerato “pubblico” dallo stesso Statuto Comunale (Art. 12: “Le sedute del Consiglio sono pubbliche, salvi i casi previsti dal regolamento consiliare che ne disciplina il funzionamento”). Lo è davvero?
Un membro del Meetup è stato prontamente richiamato mentre si apprestava a fare una fotografia (una sollecitudine tale certo non c'è stata per le altre “trasgressioni”), ed si è recato in segreteria per chiedere delucidazioni in merito. Le risposte sono state vaghe e contrastanti.
Il Regolamento Comunale, all'art. 46, recita: “Le sedute del Consiglio sono pubbliche. La pubblicità è garantita anche con l'ausilio di strumenti audiovisivi, secondo le modalità stabilite dall'Ufficio di Presidenza”; ma poi, in un altro punto: “Le emittenti radiofoniche o televisive accreditate che intendono effettuare trasmissioni in diretta o registrazioni dei lavori del Consiglio comunale devono darne preventiva comunicazione alla Presidenza del Consiglio”.
La domanda sorge spontanea: se un cittadino, e non un giornalista, vuole assistere al Consiglio Comunale della propria città e riportare ciò che ha visto e sentito ad altri cittadini, e corredare il suo “racconto” con le “prove” fotografiche di ciò a cui ha assistito, come deve fare? Come e a chi formulare questa richiesta?
Abbiamo inviato una richiesta esplicita al Presidente del Consiglio Comunale, e siamo in attesa di risposta.
Sempre nello Statuto è scritto: “Il Comune di Chieti si ispira, nell’esercizio delle proprie attività, ai principi di democrazia, di trasparenza amministrativa, di partecipazione, di cooperazione istituzionale e di solidarietà. Il Comune di Chieti assicura la più ampia informazione sulla propria attività ed appresta idonei strumenti ai fini della partecipazione della comunità locale alla gestione della cosa pubblica”.
Allora ci possiamo appellare al principio della trasparenza e del diritto all'informazione?
Possiamo tranquillamente documentare i “trasgressori” al divieto di fumo, il vociare nei corridoi, i consiglieri che spariscono quando c'è un intervento che a loro “non interessa”, coloro che leggono il giornale, che parlano al telefono, e via dicendo? Abbiamo o no il diritto/dovere di farlo?
Non siamo una associazione, non siamo giornalisti, non siamo politici. Siamo soltanto cittadini. Abbiamo o no il diritto di “dire la nostra” sulla nostra città?

Mara Miccoli – Meetup Chieti
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